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Nov
09

Labcom ospita Massimo Rebotti e Emanuele Salvato

diarioRiuscire a tracciare la giusta strada dell’informazione, l’approfondimento come bandiera della stampa, i problemi sull’etica professionale e il rapporto diretto con il terriotorio di riferimento: ecco alcuni dei temi trattati da Massimo Rebotti, direttore di DIARIO, e Emanuele Salvato, caposervizio della sezione cultura di “la Voce di Mantova”, intervenuti martedì 3 novembre a Labcom.

La vita di un mensile come DIARIO, è molto diversa rispetto a quella di un quotidiano come “la Voce di Mantova”: i tempi e i contenuti cambiano notevolmente. Massimo Rebotti ha posto l’accento su questa differenza evidenziando quanto sia importante per un mensile trattare di contemporaneità più che di attualità. Trovare una notizia piccola per spiegare un contesto più ampio, secondo il direttore, potrebbe essere un ottimo punto di partenza per sviluppare un approfondimento che porti il lettore a leggere le pagine del prodotto editoriale.

Anche Emanuele Salvato è del parere che un buon approdondimento rappresenti quel qualcosa in più che può differenziare la carta stampata rispetto ad altri mezzi di comunicazione come la radio o la tv che sono evidentemente più immediati. Tuttavia per un quotidiano è più difficile fare un buon approfondimento, dato che il giornale deve essere tempestivo e la tempestività per definizione è nemica dell’approfondimento.

Tra le regole che un buon giornalista deve seguire per definirsi tale, i due relatori della serata, hanno annoverato il contatto diretto con le fonti, il parlare faccia a faccia con chi è testimone o conoscitore della notizia e dunque il ritornare a stretto contatto con il territorio. Oggi questa relazione si è notevolmente affievolita e i giornalisti sono sempre più chiusi nelle loro redazioni, ed è per questo che è diventato sempre più importante l’aiuto dei collaboratori esterni.

Una grande parte della serata è stata dedicata a spiegare come il giornalista sia oggi sempre più “imbavagliato” grazie alle responsabilità che pubblicità e editori “spuri” hanno nei finanziamenti delle testate e alle condizioni di lavoro dei giornalisti che li rende sempre più ricattabili.

Per finire i due esponenti del giornalismo italiano hanno spiegato che per fare una giusta inchiesta, vista come un’ottimo esempio di approfondimetno in campo giornalistico, è necessario innanzitutto farsi una buona domanda di partenza, documentarsi su questo argomento e andare sul posto per verificare che quanto si è raccolto sia esatto.

A. V.

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1 Response to “Labcom ospita Massimo Rebotti e Emanuele Salvato”


  1. 1 Alberto82
    4 novembre 2009 alle 18:29

    “Spurio” non è “impuro”. Ah, la lingua italiana!


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