06
Feb
10

Guidizzolo: intolleranza o paura?

Dovevano spostarsi nell’area di Birbesi, si erano impegnati a pagare un mutuo e speravano di aver trovato una sistemazione per le loro roulotte e una casa prefabbricata: ecco tutta la storia dei sinti sfrattati prima da Brescia e adesso anche da Birbesi di Guidizzolo.

Le quattro famiglie sinti che dal campo nomadi di via Orzinuovi 108 di Brescia devono spostarsi in un’area a Birbesi di Guidizzolo, in provincia di Mantova, dopo aver firmato il rogito che le impegna a pagare 300 rate mensili da 512 euro, ma dopo le contestazioni delle ultime settimana e la ferma opposizione di cittadini e amministrazione, non sanno più che fare.

Il consiglio Comunale di Guidizzolo, infatti, con una decisone lampo sono state modificate le norme urbanistiche per impedire a quattro famiglie di poter risiedere nella frazione di Birbesi, in un terreno che stanno acquistando. Completa il quadro l’ordinanza emessa dal Sindaco, qualche ora prima, per vietare su tutto il territorio comunale, comprese le aree private, il posizionamento di case mobili.

Pensavamo di aver trovato finalmente una soluzione, uno spazio dove poter mettere le nostre due roulotte e la casa prefabbricata mobile di 9 metri per 3 che abbiamo acquistato qualche mese fa”, ha raccontato Gordon Quirini, uno dei fratelli interessati dal progetto concordato tra le famiglie sinti, il sindacato Cgil e l’amministrazione comunale di Brescia che attraverso la controllata Brixia sviluppo ha comprato l’area mantovana.

La storia inizia a Brescia in via Orzinuovi, in un terreno di circa mille metri quadrati di cui 550 edificabili, dove non ci sarebbero più stati i problemi igienico sanitari che rendono impossibile la vita nel campo. Un campo per il quale la Loggia ha ordinato lo sgombero nel dicembre del 2008, azione bloccata da un ricorso della Cgil che poi ha portato gli interessati al tavolo di concertazione. Secondo i dati della Cgil, in questo campo abitano 17 nuclei famigliari, composti da 84 persone di cui 35 sono minori e 2 disabili. Ad essi si aggiungono 5 nuclei famigliari non autorizzati composti da 21 persone, di cui 5 minori e un ultrasettantenne. Tutti gli abitanti sono italiani, anzi lombardi come scritto nella stessa delibera della giunta che ne chiede l’allontanamento. Dopo la vittoria del centrodestra nell’amministrazione cittadina l’ingresso nelle casette è stato bloccato. Anzi, sono stati pagati dei vigilanti per impedire che qualcuno entrasse abusivamente. Il comune ha rinegoziato, poi, con la Regione Lombardia una nuova destinazione d’uso e mettere le casette a disposizione per l’emergenza abitativa. Nella delibera 540 del 9 giugno 2008 della Loggia ha deciso di richiedere alla regione il cambio d’uso perchè i nuclei famigliari dei Sinti italiani non risultavano in regola con il pagamento delle utenze Asmea.

Con la mediazione della Cgil l’anno scorso si è arrivati al tavolo in Prefettura, cui hanno partecipato le famiglie, il sindacato e l’amministrazione comunale. Insieme è stato deciso di dare mandato alla controllata Brixia Sviluppo di acquisire delle microaree da rivendere con mutuo pluriennale alle famiglie sinti. “Abbiamo cercato di superare il problema dei campi con il tentativo di acquisire delle aree più piccole, per evitare situazioni di ulteriore degrado”, ha spiegato Damiano Galletti della segreteria della Cgil.

Brixia Sviluppo invece ha affermato di aver trovato solo l’area di Guidizzolo, e un’altra a Garzo di Bigarello per la quale la trattativa sarebbe a buon punto. L’accordo prevedeva che le famiglie si sarebbero spostate solo se fosse stata loro garantita la residenza, cosa che è parsa da subito impossibile visto la raccolta di firme della Lega Nord nei comuni limitrofi contro l’arrivo delle quattro famiglie.

Luigino Beltrami, volontario nei campi sinti e rom di Brescia per molti anni, ha anzi spiegato ai giornalisti una sua convinzione: “In piena campagna elettorale, la Lega Nord ancora una volta soffia sul fuoco del razzismo e della xenofobia: in questo caso, senza nemmeno conoscere quattro famiglie di persone che lavorano e che non hanno nulla a che fare con la delinquenza. I sinti sono una popolazione italiana per la quale la seconda guerra mondiale sembra non essere mai finita: ancora una volta sono di fronte a deportazioni e razzismo”.

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